Le plastiche con nomi strani sono ovunque nella nostra vita quotidiana. Basta guardare all'interno di qualsiasi frigorifero domestico per trovare polistirolo e poliolefine come il polietilene e il polipropilene. Queste plastiche sono resistenti agli oli, ai grassi e agli acidi. Non rilasciano sostanze e non emettono né assorbono odori. Tutto ciò fa di loro i materiali di imballaggio perfetti per alimenti e bevande. Le plastiche vengono utilizzate in vassoi per carne e funghi, contenitori per yogurt e creme, pellicole protettive, rivestimenti interni per cartoni di latte e molte altre applicazioni.
Fatti principali
180 kg
Imballaggi che vengono gettati ogni anno da ogni cittadino europeo.
Fatti principali
26.000 ton
Capacità annuale dello stabilimento Plastics2Chemicals di Indaver.
Fatti principali
10%
Percentuale minima di materiali riciclati negli imballaggi per alimenti che verrà richiesta dalla UE nei prossimi anni.
Nonostante gli innumerevoli utilizzi, una volta che hanno esaurito la loro funzione, le plastiche vengono per lo più incenerite o gettate direttamente in discarica. A livello globale, solo il 10% delle poliolefine viene riciclato e solo l'1% circa del polistirene. "Questo perché finora queste materie plastiche sono state molto difficili da riutilizzare", spiega Johan Verdeyen, Chemical Industry Manager di Endress+Hauser Belgium. Gli imballaggi alimentari hanno una bassa densità apparente, tendono a essere contaminati da residui alimentari e spesso comprendono diversi materiali. Ciò rende le operazioni di selezione e pulizia per il riciclo meccanico molto dispendiose in termini di risorse. E anche quando vengono riciclate, una serie di considerazioni sulla sicurezza fa sì che le plastiche riciclate possano essere trasformate solo in prodotti non destinati al contatto con alimenti, ad esempio in bottiglie di shampoo. Di conseguenza, gli imballaggi per alimenti continuano a essere prodotti da materie prime vergini derivate dal petrolio.
Azienda pionieristica nella trasformazione sostenibile
Per oltre 40 anni, Indaver ha recuperato materie prime preziose ed energia pulita dai rifiuti industriali e domestici. L'azienda è anche impegnata a rimuovere in modo sicuro le sostanze inquinanti dal ciclo dei materiali, per proteggere le persone e l'ambiente. Contribuisce quindi a creare una società più pulita e resiliente e sostiene la transizione verso un'economia circolare. In Europa, Indaver è una delle aziende leader nella gestione sostenibile dei rifiuti e dei materiali, con sedi in Belgio, Paesi Bassi, Francia, Germania, Portogallo, Italia, Irlanda e Regno Unito. Nel 2024, i suoi oltre 2.300 collaboratori hanno trattato 5,6 milioni di tonnellate di rifiuti, generando vendite per 945 milioni di euro. Indaver vede l'impegno e le competenze dei suoi collaboratori, altamente motivati, come la chiave per progetti e servizi di successo.
Dalla spazzatura a Indaver e di nuovo in frigorifero
Indaver vuole cambiare tutto questo. Il pioniere belga nel trattamento sostenibile dei rifiuti mira a rendere circolari gli imballaggi alimentari. A tal fine, l'anno scorso ha messo in servizio un innovativo impianto di riciclo chimico in cui ha investito 105 milioni di euro. La struttura di Plastics2Chemicals ad Anversa si avvale di una tecnologia sviluppata internamente da Indaver per abbattere le plastiche a fine vita nei loro componenti chimici originali. L'ulteriore trattamento le purifica fino a portarle a un qualità comparabile a quella del materiale vergine, rendendole quindi adatte a essere riutilizzate nella produzione degli imballaggi alimentari. Adesso, quindi, è finalmente possibile creare nuovi contenitori per yogurt da quelli vecchi.
"Con Plastics2Chemicals, siamo riusciti a convertire i rifiuti in preziose materie prime. Questo risultato è stato ottenuto combinando innovazione, visione, imprenditorialità, collaborazione e artigianalità", ha dichiarato Karl Huts, CEO di Indaver, all'apertura ufficiale dell'impianto Plastics2Chemicals nel mese di settembre 2025. Le partnership stabilite lungo tutta la catena del valore sono state strumentali nell'industrializzazione di questo progetto. L'azienda ha collaborato con le università per svolgere attività di ricerca sulla nuova tecnologia di depolimerizzazione termica e validare il processo passo per passo. Altri partner forniscono le plastiche di scarto utilizzate come materia prima e acquistano i prodotti finali. E per quanto riguarda la tecnologia di misura, Indaver ha scelto Endress+Hauser come suo partner per tutte le esigenze. Per garantire processi efficienti e affidabili dall'inizio alla fine, l'impianto utilizza oltre un migliaio di strumenti di misura Endress+Hauser.
Efficienza attraverso la digitalizzazione
"La partnership con Indaver è cresciuta nel tempo e la collaborazione si è rafforzata negli ultimi cinque anni grazie al rispetto reciproco e alla condivisione delle conoscenze", dice Johan Puimège, un consulente aziendale di Endress+Hauser Belgium. "Condividiamo lo stesso tipo di approccio ai progetti: grande attenzione all'eccellenza operativa sfruttando le tecnologie più recenti."
Endress+Hauser è stata coinvolta nel progetto di Anversa fin dalle prime fasi. Il team ha avuto il compito di ottimizzare le attività di sviluppo, fornitura, messa in servizio, gestione operativa e manutenzione - e i relativi costi - lungo l'intero ciclo di vita dell'impianto. "Così ci siamo assunti la responsabilità di tutti gli aspetti relativi allo sviluppo delle reti e alla scelta della strumentazione e abbiamo sviluppato una soluzione di digitalizzazione", afferma Puimège. Il risultato è stato un parco strumenti che, essendo concepito su misura per le esigenze di Indaver, assicura stabilità del processo ed efficienza elevata.
Nuovi elementi di base
Ad oggi, praticamente tutte le operazioni di riciclo dei rifiuti di plastica vengono effettuate meccanicamente. Il materiale viene smistato, sminuzzato, lavato, asciugato, sciolto e trasformato in granuli. Ma dato che la struttura chimica dei polimeri rimane invariata, la qualità del riciclato dipende in gran parte dalla capacità di smistare e pulire le materie prime. E qui sta il problema: la plastica di scarto, in particolare quella degli imballaggi, è spesso un mix di materiali altamente contaminato. Inoltre, con i processi meccanici, la plastica non può essere riciclata all'infinito e spesso il riciclato non può essere riutilizzato per l'applicazione originale. Con il riciclo chimico, invece, le catene polimeriche che formano le plastiche vengono scomposte in molecole: i loro elementi chimici di base. Questi elementi di base possono poi diventare delle nuove materie plastiche della stessa qualità delle plastiche vergini prodotte da materie prime fossili ed essere quindi utilizzate per applicazioni esigenti come gli imballaggi per alimenti.
All'interno del reattore: come funziona questo innovativo processo
Indaver procede a un pretrattamento meccanico delle plastiche a fine vita in un impianto separato e poi trasporta gli agglomerati verso Anversa, dove vengono conservati in silos. Da lì, gli agglomerati vengono convogliati pneumaticamente in un estrusore dove vengono riscaldati - passando dallo stato solido a quello di pasta calda - e poi immessi in un reattore elettrico di pirolisi.
"Nel nostro processo, la sfida principale è legata al reattore che deve lavorare sia a temperature molto alte che a temperature molto basse", spiega Roel Sommen, ingegnere di progetto di Indaver. Prima di tutto, il reattore gassifica la pasta riscaldandola a oltre 400 °C in assenza di ossigeno. I gas vengono poi raffreddati molto rapidamente negli skid di tempra, passando da oltre 400 °C a circa 100 °C in uno o due secondi. Il risultato è un prodotto liquido che viene poi trasferito in due grandi torri di distillazione che separano le frazioni costituenti per ottenere il prodotto finale. Indaver lo immagazzina in sei grandi serbatoi da 250.000 litri e due serbatoi da 50.000 litri.
Per ridurre i costi di sviluppo e accelerare la messa in servizio, Endress+Hauser si è rivolta alla sua Central Engineering Platform, un hub digitale per l'intera gamma di strumenti, dati e processi. Endress+Hauser usa la piattaforma per semplificare la selezione e la configurazione degli strumenti, creare schede tecniche e modelli CAD e simulare i prezzi. "Siamo riusciti a tracciare tutte le decisioni in tempo reale per poi semplicemente esportare i dati", dice l'ingegnere del progetto Roel Sommen di Indaver. "L'approccio è innovativo, efficiente e consente di risparmiare tempo."
Il progetto utilizza la tecnologia digitale anche per ottimizzare la manutenzione, grazie a sensori intelligenti che inviano, su un canale sicuro, valori di misura e dati supplementari al cloud Netilion di Endress+Hauser. Grazie a questa piattaforma IIoT, il team di Indaver può utilizzare dispositivi terminali - ad es. tablet industriali - per gestire gli asset dell'impianto, accedere alla documentazione degli strumenti, avviare le verifiche a distanza e visualizzare i dati diagnostici per verificare che i sensori funzionino correttamente. "Vogliamo migliorare l'efficienza in tutte le aree. Per noi, il più grande vantaggio immediato della digitalizzazione è il rapido accesso a tutti i dati" afferma Steven Coppens, Chief Engineer, Engineering & Instrumentation presso Indaver.
Grande potenziale commerciale
L'impianto Plastics2Chemicals di Anversa ha attualmente una capacità di circa tre tonnellate all'ora ovvero di 26.000 tonnellate all'anno. Indaver punta a portare tale cifra a 65.000 tonnellate, il che implicherà la messa in servizio di una seconda linea. "Indaver sta anche pensando di costruire altre strutture avanzate di riciclo in tutta Europa", spiega Johan Verdeyen, Endress+Hauser Manager Belgium.
Nella fase iniziale dello scorso anno, Indaver si è concentrata esclusivamente sulla trasformazione del polistirene pretrattato proveniente dagli imballaggi alimentari - come i contenitori per yogurt e i vassoi per carne - in stirene ad alta purezza. Ora, i partner dell'industria chimica stanno polimerizzando nuovamente questo materiale in polistirene – e i risultati si possono già vedere nelle vaschette per la carne in polistirolo espanso utilizzate da una catena di supermercati belga. Si prevede anche di utilizzare una percentuale di questo riciclato nella produzione di contenitori per yogurt. Quest'anno, Indaver ha iniziato anche a riciclare i rifiuti di poliolefine in nafta e cera. Il valore aggiunto da questo tipo di processi continuerà a crescere perché la UE ha stabilito che, entro il 2030, alcune tipologie di imballaggi di plastica – specificamente quelli destinati al contatto con gli alimenti – debbano contenere almeno il 10% di materiale riciclato. Questo requisito contribuirà probabilmente a rendere la plastica riciclata un bene prezioso.
L'unico modo per chiudere il ciclo della plastica è che tutte le parti della catena del valore lavorino insieme. Indaver ha trovato partner in grado di fornire plastiche a fine vita. L'azienda si occupa invece di tutti gli altri passaggi, dalle fasi di selezione e pretrattamento a quelle di depolimerizzazione e purificazione.
"La nostra tecnologia sviluppata internamente, combinata a partnership strategiche e innovazione continua, ci consente di fornire materiali ad alta purezza per applicazioni esigenti come l'imballaggio degli alimenti - dimostrando che circolarità e prestazioni possono andare di pari passo", afferma Erik Moerman, Sales e Development General Manager presso Indaver Plastics2Chemicals.
Gli specialisti di Endress+Hauser sono rimasti colpiti dal successo di Indaver nella commercializzazione del riciclo chimico di polistirene. "Costruendo l'impianto di Anversa, Indaver sta dimostrando la sua volontà di investire nell'innovazione e di seguire i suoi principi. Sono aziende come Indaver che stanno lavorando per la circolarità e contribuendo a dare forma al futuro della nostra economia", afferma Johan Puimège di Endress+Hauser. Il progetto ha ulteriormente rafforzato la partnership tra le due aziende. Per citare l'ingegnere Roel Sommen di Indaver: "La collaborazione tra noi è stata molto naturale – e si è creato un ottimo feeling anche a livello personale. Per me, Johan è più un collega che un fornitore."