Più ne abbiamo, più ne vogliamo
Non molto tempo fa, le uniche opzioni per l'archiviazione dei file erano i dischi rigidi dei personal computer, i dispositivi di memoria rimovibili o i server di rete. Gli anni 2000 hanno visto l'ascesa di un nuovo sistema: enormi quantità di dati potevano essere archiviate tramite Internet, grazie alla potenza di numerosi computer collegati in rete nei datacenter. Era arrivato il cloud e, con esso, l'incredibile vantaggio di poter accedere a documenti, programmi o intelligenza artificiale in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, individualmente o insieme a innumerevoli altri utenti. Ma questa "nube" ha anche un lato oscuro: la sua insaziabile fame di energia. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) prevede che, entro il 2030, il consumo energetico dei datacenter, dei servizi cloud e dell'intelligenza artificiale raddoppierà nuovamente, raggiungendo quasi l'equivalente dell'attuale consumo totale del Giappone.
La legge di Moore non vale più?
Si tratta di una teoria che sembrava assurda: nel 1965, Gordon Moore predisse che il numero di componenti che potevano essere inseriti in un circuito integrato sarebbe raddoppiato ogni anno. E aveva ragione. Nei decenni successivi, i progressi tecnologici hanno reso i chip dei computer sempre più piccoli e, nel contempo, sempre più potenti. Questa previsione è quindi rimasta scolpita nella pietra – o per meglio dire nel silicio – sebbene lo stesso Moore, cofondatore della famosa azienda produttrice di chip Intel, abbia in seguito rivisto la frequenza portandola a ogni due anni. Facendo un salto in avanti fino ai giorni nostri, tuttavia, il margine di manovra si è ridotto ulteriormente. I moderni chip sono strutturati con elementi larghi solo pochi atomi e la legge di Moore sta raggiungendo i suoi limiti fisici. L'industria sta quindi cercando nuove soluzioni come, ad esempio, il calcolo quantistico. Il nuovo modello: More than Moore!
La rivoluzione degli standard
Gli standard stanno accelerando una svolta radicale? Sembra contraddittorio ma, nel caso della digitalizzazione, è molto spesso vero. Un ottimo esempio è il formato MP3. Sviluppato negli anni '90, ha permesso di ridurre le dimensioni dei file audio preservando gran parte della qualità del suono. Grazie a questo standard multipiattaforma, gli utenti sono stati improvvisamente liberi di riprodurre i loro brani su qualsiasi dispositivo: prima sui computer, poi sugli iPod e ora sugli smartphone. La standardizzazione digitale ha rivoluzionato il modo in cui ascoltiamo la musica scuotendo, nel contempo, le fondamenta della tradizionale e multimiliardaria industria musicale.
Un'esperienza indimenticabile
Vi siete mai chiesti che aspetto avesse il sito web di Amazon nel 2000? Oppure endress.com alla fine degli anni '90? Provate allora a tornare indietro nel tempo con la Wayback Machine, una piattaforma che dal 1996 scandaglia Internet e raccoglie istantanee dei siti web – 946 miliardi secondo un recente conteggio. Godetevi questo tuffo nel passato ma fate attenzione: a volte, guardare vecchie foto può essere anche sconvolgente!